Agricoltura di montagna: le strategie per il futuro

Continua il mio approfondimento sul tema dei “contadini di montagna”, sulla loro funzione “pubblica” di manutentori di territorio e costruttori di paesaggio. Dopo aver sentito la versione dell’Assessore della Comunità della Valle di Cembra, Damiano Zanotelli, mi sono rivolto all’Assessore provinciale alle infrastrutture e ambiente Mauro Gilmozzi, che nella scorsa legislatura aveva il paesaggio tra le sue competenze. “In più occasioni ho evidenziato l’importanza e l’orgoglio trentino del lavoro svolto, spesso senza l’ausilio di mezzi meccanici per le condizioni impervie in cui si trovano le piccole aree coltivabili, dai contadini di montagna. Solo il 10% dell’intero territorio provinciale è coltivabile e gran parte di questo è costituito da aree di versante, dove l’opera dell’uomo, attraverso la realizzazione dei terrazzamenti, ha reso fertili e lavorabili i terreni. La cura degli appezzamenti agricoli di montagna è quindi un valore aggiunto per tutta la comunità trentina, sia in termini di prevenzione dai rischi idrogeologici, sia quale forma di tutela del paesaggio al quale è strettamente legata l’economia alpina”. Il lavoro di un “contadino di montagna” è enormemente più difficoltoso di quello, già duro, di chi coltiva la terra in pianura. Questo differenziale di fatica e lavoro, ad oggi, non viene remunerato. “Il riconoscimento del lavoro svolto dai contadini sulle aree di versante deve essere riconosciuto anche attraverso un marchio che riesca a promuovere un prodotto e nello stesso tempo il territorio”, sostiene l’Assessore. “Né il lavoro né i frutti raccolti in queste aree possono essere paragonati a quelli svolti e prodotti in pianura. Abbiamo affermato che l’agricoltore assume un ruolo strategico di “lavoratore di paesaggio” perché ha un duplice ruolo: quello di produttore e di soggetto che svolge una preziosa azione pubblica di gestione, manutenzione e valorizzazione del paesaggio non solo ai fini agricoli, ma anche ambientali e turistici. Per questi motivi ne vanno riconosciuti i meriti e remunerati gli sforzi”. Intervistato la settimana scorsa sullo stesso tema, l’Assessore della Comunità della Valle di Cembra Damiano Zanotelli ha affermato che bisogna riconoscere i “diritti d´autore” a quei “contadini di montagna” che creano e mantengono un bene poi sfruttato a fini commerciali dalle maggiori aziende vitivinicole trentine, che sono ben consapevoli della necessità di associare il “prodotto vino” ad un paesaggio evocativo. “Sono d’accordo. Sul paesaggio terrazzato abbiamo investito tempo e risorse in questi anni, attraverso progetti di ricerca che disegnino nuovi scenari di vita futuri nel rispetto della cultura e vocazione propri dei singoli territori: abbiamo fornito indicazioni metodologiche per le trasformazioni delle aree agricole di versante a nuove tecniche produttive, nonché risorse per il recupero della viabilità agricola e per l’utilizzo dei piccoli manufatti, per avviare nuove forme di attività economiche integrative all’agricoltura. Va riconosciuto”, prosegue Gilmozzi, “che il paesaggio terrazzato curato è un prezioso “frammento”, è un tassello del puzzle che va a completare l’immagine del Trentino sostenibile che tanti ci invidiano. Attualmente vi è un ritorno”, conclude l’Assessore, “soprattutto nei giovani, alla coltivazione dei terrazzamenti incolti, alla ricerca di produzioni innovative e di sempre maggior qualità che la Provincia sollecita e promuove anche attraverso l’utilizzo di risorse economiche europee”.