Multifunzionalità dell’agricoltura, un nuovo ruolo sociale

Qualche settimana fa vi ho parlato del documento programmatico 2014-2020 elaborato da Acli Terra, nel quale ho trovato alcune interessanti proposte progettuali per il rilancio e la valorizzazione dell’economia rurale locale, anche nella sua funzione sociale. Ho pensato quindi di approfondire la proposta direttamente con il Presidente di Acli Terra, Flavio Sandri.
Alla base del documento, dice Sandri, c’è l’idea di un’agricoltura capace di essere non solo volano per lo sviluppo economico della nostra comunità ma anche strumento per la salvaguardia del territorio. L’obiettivo è quello di “perseguire con coerenza il modello alpino” attuando “politiche forti e condivise, che traccino le vie da seguire nei prossimi anni partendo dai valori delle genti di montagna: parsimonia, economica domestica, capacità di autogoverno accompagnate dal senso di responsabilità e partecipazione.”
Entrando nel merito delle iniziative proposte, emerge una visione innovativa e sperimentale circa l’utilizzo di forme cooperative collaborative a servizio dell’agricoltura, a partire dai GAS, i Gruppi d’acquisto solidale. Il portale per i consumatori e per le aziende agricole è già operativo e, grazie alla disponibilità di alcuni circoli Acli, il sistema sarà sperimentato a breve. Per quanto riguarda le reti d’impresa, che hanno lo scopo di abbattere i costi delle aziende agricole, ci sono già diverse associazioni territoriali costituite e altre in via di costituzione, sul modello sudtirolese. Esemplare in questo senso è l’esperienza dell’Associazione Agraria di Borgo, che ha attivato un gruppo d’acquisto tra imprenditori agricoli garantendo un risparmio medio del 17% sull’acquisto del gasolio.
La progettualità che più ha attirato la mia attenzione è quella sul recupero della campagna incolta, capace di coniugare l’esigenza di tutela del territorio con quella di creare nuovo lavoro e buona occupazione. L’idea di Sandri è quella di avviare fin da subito alcune azioni pilota, per dimostrare la bontà del progetto e creare aspettativa nei diversi portatori di interesse. Contemporaneamente dovranno essere individuati i terreni incolti da recuperare attraverso apposite “commissioni locali”, anche attraverso il coinvolgimento di imprenditori agricoli, associazioni, amministrazioni comunali e Comunità di Valle. Il ruolo di Acli Terra sarà quello di ente di intermediazione e garanzia. Per quanto riguarda invece l’ultima proposta del documento, quella relativa al rilancio delle fattorie sociali e della multifunzionalità delle aziende agricole, Sandri mi ha spiegato che “le nuove opportunità offerte alla nostra provincia, nel nuovo PSR, di sostenere le iniziative di agricoltura sociale nell’ambito della programmazione 2014-2020 dovrebbero essere considerate un’opportunità per lo sviluppo delle aree rurali e urbane. Sono pratiche che innovano i modelli di welfare e creano nuovi mercati civili, locali e globali, che impegnano la politica, la cooperazione e il mondo imprenditoriale a interrogarsi sulla possibile integrazione dell’agricoltura sociale con l’attuale modello di sviluppo economico agricolo trentino”.
La Regione Veneto, per fare un solo esempio, si è già dotata di una legge ad hoc su questo settore. Nei giorni scorsi il Consiglio provinciale di Trento ha approvato un ordine del giorno specifico: ora speriamo che il dialogo porti anche nelle nostre province ad un quadro normativo sull’agricoltura sociale adeguato alle nuove sfide del settore.