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Angelo Gaja a Trento. Un’icona del vino italiano.

Vignaioli senza frontiere” è il progetto che l’Associazione Vignaioli del Trentino sta portando avanti in questi mesi. Un progetto ambizioso, che testimonia la loro volontà di conquistarsi un ruolo diverso nel mondo del vino e dell’agricoltura trentina, interpretando una funzione che è prima di tutto culturale: raccontare il territorio trentino, valorizzarne le diversità, interpretarle in modo creativo, attualizzare le tradizioni e garantire la continuità tra il passato e il futuro. Una sfida non facile, ma l’unica possibile: aver deciso di affrontarla rende onore ai Vignaioli e alla generazione più giovane che ha deciso di prendere in mano le sorti della propria categoria, con un impegno che parte dalla singola azienda e si allarga in una logica di rete.
Una sfida, però, che bisogna affrontare attrezzati: per questo motivo non sfugge a Lorenzo, Clementina, Erika, Nicola e agli altri giovani “dirigenti” dell’Associazione la necessità della formazione, dello studio, della condivisione di esperienze e modelli positivi. Ecco allora spiegata la decisione di invitare a Trento Angelo Gaja, il rappresentante più noto e prestigioso del vino italiano nel mondo.
La cantina Gaja è stata fondata a Barbaresco nel 1859, con vigneti nello stesso comune e in quello di Barolo. Un secolo dopo, Angelo Gaja entra in azienda, nel periodo in cui si decide di produrre vini solo con le proprie uve, valorizzando appieno i grandi vigneti di proprietà: nomi come Sorì San Lorenzo (prima annata 1967), Sorì Tildin (prima annata 1970), Costa Russi (prima annata 1978), entreranno a pieno diritto nella storia. Si tratta dei migliori cru del territorio di Barbaresco, che Angelo Gaja fa diventare delle pietre miliari del vino di qualità in Italia, anticipando di molte “ere enologiche” il resto del Paese.
Ma Gaja non è solo tradizione pura, cristallizzata e immobile: nel 1978 pianta il primo vigneto di Cabernet Sauvignon in Piemonte, e poco dopo intuisce il potenziale di vitigni a bacca bianca come Chardonnay e Sauvignon Blanc. Non per correre dietro alle mode della globalizzazione, ma per raggiungere l’unico obiettivo possibile per un vignaiolo di razza: l’eccellenza.
Eccellenza che “Mister Barbaresco” decide di cercare anche fuori dai confini piemontesi. Nel 1994 acquisisce la proprietà Pieve Santa Restituta a Montalcino, in Toscana: 15 ettari di Sangiovese, per la produzione del terzo vino italiano più famoso al mondo, quel Brunello che del borgo toscano porta il nome. Qualche anno più tardi, nel 1996, il cerchio di Gaja si allarga verso un altro territorio toscano di fama assoluta: a Castagneto Carducci acquista la proprietà Cà Marcanda, 100 ettari coltivati a merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, syrah e sangiovese.
Angelo Gaja sarà a Trento giovedì 22 maggio alle ore 18.00 presso la Sala della Torre della Tromba, in via Cavour 27, per una conferenza sul percorso del vino italiano negli ultimi quarant’anni: prospettive, punti di forza e di debolezza. Seguirà dibattito ed assaggio dei vini Gaja Barbaresco 2010, Ca’ Marcanda – Camarcanda 2010, Pieve S. Restituta – Brunello di Montalcino 2009. La prenotazione è obbligatoria: l’ingresso a pagamento prevede una quota di 40 euro, e l’incasso sarà devoluto alla cooperativa Punto di Incontro, impegnata nel sostegno alle persone senza fissa dimora. Perché il vino, prima di essere merce, è solidarietà.

Info e prenotazioni a info@vignaiolideltrentino.it e info@imperialwines.org.

@foto slow food

Solomon Tokaj