I “diritti d’autore” dei contadini di montagna

La settimana scorsa ho affrontato un tema che credo debba essere messo al centro delle politiche agricole, nella nostra regione: quello del riconoscimento del ruolo pubblico dei “contadini di montagna” come tutori del patrimonio collettivo territoriale. Ho deciso di non chiudere il discorso, ma di approfondirlo in varie puntate. Avendo preso come esempio emblematico il territorio cembrano, ho voluto condividere questa riflessione con Damiano Zanotelli, giovane assessore alla valorizzazione del territorio, ambiente, agricoltura, foreste e turismo della Comunità della Valle di Cembra. Questa da tempo ha intrapreso un processo di analisi e valorizzazione del paesaggio terrazzato della valle, in collaborazione con l’International Alliance for Terraced Landscapes: ad Albiano, nel 2013, si è svolto il meeting europeo di questo network internazionale. Damiano conosce bene le criticità di questi territori “marginali”: “Da un lato l´abbandono dell´attività agricola, dall´altro il rischio di un’eccessiva semplificazione, dovuta alla necessità di razionalizzare le produzioni agricole. Da noi l´abbandono dei terreni agricoli si è visto soprattutto nelle aree dell´alta valle e della sponda sinistra. Diverso invece il destino per la bassa valle, dove la campagna è stata mantenuta viva e produttiva grazie ai proventi della viticoltura”. Come vedi il futuro del vino cembrano? “Io cito spesso le affermazioni fatte dal prof. Tempesta – proprio durante il convegno di Albiano – a proposito dell´aspetto emozionale relativo alla percezione della qualità di un vino. Gli studi dimostrano che questa percezione cambia a seconda dell’associazione del vino ad un paesaggio degradato o ad uno evocativo. Questo lo sanno bene le più importanti cantine trentine, che a Vinitaly espongono spesso immagini della Valle di Cembra, senza però riconoscerne i “diritti d´autore” a quei “contadini di montagna” che quel bene lo creano e lo mantengono”. Il paesaggio, quindi, al centro della produzione e della promozione. “I terrazzamenti sono il nostro elemento distintivo, quello che crea il valore dei nostri prodotti. Questa unicità va riconosciuta, altrimenti sarà impossibile risolvere il problema del reddito”. Vanno in questo senso le iniziative che la Comunità sta facendo per far conoscere e tutelare il suo paesaggio. “Esatto. Non si tratta di museificare il territorio, ma di evitarne la compromissione. Sta a noi lavorare per mantenere questo valore, anche adeguando i metodi di coltivazione”. Il confronto quantitativo con la “pianura” è impari: come uscirne? “Mi piace ricordare che il 2014 è stato dichiarato dall´ONU anno internazionale dell´agricoltura familiare, a dimostrazione che anche le più alte istituzioni internazionali si sono accorte che la “piccola agricoltura” è un modello che genera dei vantaggi legati non solo al ritorno economico, ma anche ad aspetti idrogeologici, alimentari, ambientali e di coesione sociale. In un recente viaggio in Perù ho visto come sia forte tra i “campesinos” il legame con la terra, la volontà di mantenere la sovranità alimentare e la biodiversità agricola, e come questi concetti si stiano diffondendo, con le dovute innovazioni, anche nelle nuove generazioni. Non è romanticismo, ma consapevolezza del loro potenziale competitivo rispetto a monoculture intensive che mal si adattano ai contesti montani e alla domanda sempre più attenta dei consumatori”.