A Merano la calda voce del sud

Arriva novembre, ritorna l’appuntamento col Merano Wine Festival. Sulla cresta dell’onda dal 1992, sembra uno dei pochi appuntamenti enoici che non risente della crisi. Le ragioni di questo successo? Per capirle meglio, quest’anno ho deciso di veleggiare verso il Mediterraneo, per sentire il parere di un illustre frequentatore del Kurhaus, quell’Andrea Ferraioli che dal 1980 accompagna la moglie Marisa Cuomo nella straordinaria esperienza dell’azienda agricola che proprio della moglie prende il nome. Nel cuore della Costiera Amalfitana, arroccata sui pendii di Furore. Al telefono, gli rubo qualche minuto per parlare del suo rapporto col MWF.
A quante edizioni avete partecipato?
“Ho perso un po’ il conto: sette, no otto – dopo aver chiesto conferma alla moglie Marisa – sono già nove”.
Secondo te, ha sempre lo stesso “peso” in termini di importanza internazionale?
“Con la crisi che c’è in giro altre manifestazioni mi sembrano in calo, mentre il peso del Merano Wine Festival rimane stabile e per me rappresenta ancora l’appuntamento italiano più importante e di sicuro tra i più interessanti d’Europa”.
Qual è il ritorno più importante che ottieni partecipandovi e in che modo lo misuri?
“Essendo organizzato all’estremo nord d’Italia è più facile che vi presenzino operatori e buyer del centro-nord Europa, persone molto distanti dalla Campania e difficilmente presenti da noi in manifestazioni simili. Merano è tappa ambita e lo è perché ha un’organizzazione impeccabile, seria, senza raccomandazioni e senza giochetti: ci sono delle regole e sono rispettate”.
Durante i giorni del festival che tipo di persone incontri?
“Con un sorriso posso dire che da noi vengono tutti quanti. Sono persone realmente interessate al vino quelle che passano. Giornalisti, sommelier, importatori, buyer, ristoratori, maître d’hotel, professionisti insomma. Non c’è confusione perché non c’è gente a caso: c’è una giusta selezione che favorisce il livello di attenzione”.
Nel concreto, ti è capitato mai durante il Festival di firmare un contratto di vendita?
“Ho avuto belle opportunità al Festival. Lì ho conosciuto ed avuto il primo contatto con alcuni importatori coi quali in seguito ho lavorato, per il Canada, per la Germania, forse succederà lo stesso per la Russia. Ma non si tratta solo di vendite: conobbi infatti, senza che inizialmente me lo rivelasse, un giornalista straniero che da quel primo incontro a Merano decise in seguito di venire a trovarci in Costiera dove gli feci conoscere oltre alla nostra anche altre realtà vinicole. Ne venne fuori un bellissimo articolo sul vino campano”.
Il Festival è luogo dove ricavare spunti per il futuro oppure è solamente una vetrina da sfruttare nell’immediato?
“Per quanto mi riguarda per noi è una base per la programmazione del futuro, serve per allargare le conoscenze su cui poi si investirà. Certo, è decisamente rivolto al lato commerciale, non c’è tempo per discorsi più tecnici se non quando si chiacchiera velocemente coi colleghi produttori”.
Ci tornerai?
“Si. Anche perché mi è entrato nel cuore. C’è stima reciproca con Helmut (Köcher, il Direttore, nda). Inoltre venendo a Merano ho avuto la fortuna di conoscere un mondo nuovo, il Südtirol, un mondo che funziona e di cui ammiro organizzazione e senso civico”.