Mostre del vino, ieri e oggi

E’ stato pubblicato di recente un libro, “Storia e storie della Mostra vini del Trentino”, con testi curati da Angelo Rossi. Vi si trovano notizie molto interessanti sulla storia di questi eventi, ma anche qualche lucida proposta per un futuro ad oggi poco chiaro. Ho incontrato il curatore della pubblicazione, che ha risposto come sempre con pazienza alle mie domande. Da dove parte questa storia, innanzitutto. “Le Mostre del Vino in regione hanno una genesi che si perde nella notte dei tempi, grazie alla collocazione geografica che ha sempre favorito questo territorio rispetto ai mercati mitteleuropei. La tradizione medievale dei mercati primaverili di Bolzano ne sono la conferma. Ad ogni buon conto a Trento, la prima Mostra Vini del Trentino “ufficiale” si tenne nel 1925 presso il Palazzo oggi sede della Provincia. Di fatto la numero zero, perché il Catalogo dell’anno successivo riporta il 1926 come prima Mostra. Essa fu per anni l’evento economico più importante e atteso dalla comunità intera. Le manifestazioni si tenevano a primavera, con i vini spesso nemmeno pronti per il consumo, pur di favorire gli acquirenti d’oltre Brennero. La serie fu interrotta solo durante gli anni della seconda Guerra mondiale per riprendere già nel ’46 come concreto segnale della ripresa. Fu attorno ai tavoli della Mostra che si decise di dar vita ad un Organismo interprofessionale e paritetico fra categorie (Comitato Vitivinicolo) che dal 1949 al 1999 – oltre alla tutela – si è preoccupato anche della valorizzazione. Con la Mostra come strumento strategico, il Laboratorio di analisi di San Michele che assicurava la rispondenza ai requisiti di legge e apposite Commissioni d’assaggio che garantivano la soglia qualitativa necessaria per affrontare il giudizio dei consumatori. Molte cantine e molti produttori trovarono nella Mostra il trampolino di lancio per la loro affermazione sui mercati”. Le ragioni di quel successo? “Quel format funzionò perché interpretava i bisogni reali sia dei produttori e del nascente sistema vitivinicolo, sia le concrete esigenze del consumatore, i cui gusti andarono evolvendosi con la crescita del benessere. Prima c’era un bisogno di conoscenza, poi venne l’esigenza di bere meno ma meglio, con il mutato regime alimentare della popolazione”. Perché oggi la Mostra sembra perdere smalto? “Le cause sono diverse, d’ordine tecnico, ma soprattutto d’ordine strategico. Fra le cause tecniche quella di aver tentato di trasformarla in un format internazionale più adatto ai buyer che ai consumatori finali. Trento non è il Vinitaly o la Prowein, nonostante la prestigiosa logistica del Teatro Sociale o del Buonconsiglio: l’offerta non è in grado di soddisfare quel tipo di domanda. Sul piano strategico, i tre lustri scorsi sono coincisi con l’abbandono del sistema delle DOC sostituito tecnicamente dall’IGT per privilegiare i brand aziendali: una scelta che ha svaporato la territorialità rendendo banale la proposta anche della Mostra”. Il format non funziona più? “Bisogna prendere atto che se un tempo era la Mostra ad indicare indirettamente la linea da seguire, oggi la Nuova Mostra non potrà che essere la conseguenza di scelte che vanno fatte, possibilmente in fretta. La crisi del sistema trentino è sotto gli occhi di tutti: un sistema ancora redditizio sul piano della remuneratività delle uve, ma assolutamente inadeguato sul piano dell’immagine e della notorietà. Come si vede, la Mostra viene dopo, molto dopo …”.