Dietro i mercati, il vino e il territorio

In questi giorni si è parlato di vino in continuazione. C’è stato un grande fermento: Vinitaly a trainare il carro, e beneficiando della scia tutto il mondo della viticoltura e dell’enologia italiana a cercare l’accelerazione. Per chi voleva mantenersi in allenamento, tra calici e bottiglie, c’era solo l’imbarazzo della scelta: anche nel piccolo mondo dei vini cosiddetti naturali, che è a sua volta una piccola parte del piccolo cosmo dei vignaioli, le iniziative si sono moltiplicate, creando disorientamento e un po’ di confusione nel consumatore non troppo avvezzo alle sfumature. Come abbiamo scritto su facebook, tra ViniVeri, Vivit, VinNatur, il rischio non è solo quello dello smarrimento del consumatore medio, ma anche quello dell’avvinazzamento del consumatore preparato. Ironie a parte, noi quest’anno abbiamo optato per una strategia di basso profilo, evitando frustranti e defatiganti maratone tra stand e padiglioni: una giornata tranquilla a Villa Favorita, e un pomeriggio a Vinitaly, per salutare qualche amico e dare un occhio in giro.

Alla bella manifestazione di VinNatur facce note e volti nuovi: abbiamo colto l’occasione per incontrare gli amici Fulvio e Jelena Bressan, i cui vini hanno meritato gli encomi dei nostri compagni di viaggio; qualche chiacchiera rapida con il sempre sorridente Norbert Blasbichler di Radoar, con il ben noto e luminoso Etza; abbiamo colto l’occasione per stringere la mano a Nicki Moser, dell’azienda Sepp Moser di Krems (Austria), facendo scorta di Grüner Veltliner e Riesling per una prossima degustazione. Anche volti nuovi, dicevamo: ed ecco spuntare quindi due belle novità, i Baldessarri da Povo (Trento) e Giuliano Micheletti da Villazzano (Trento), che ci ha aperto uno spiraglio sulla possibilità di produrre ottimo riesling anche nel nostro Trentino. Conoscenze da approfondire, ci appuntiamo in agenda. Chiudiamo ad altissimo livello con il Vecchio Samperi di Marco De Bartoli, un marsala all’antica che ci profuma le mani fino a sera.

Ma le novità non sempre sono felici. Un po’ di delusione, purtroppo, ci ha accompagnato all’uscita: dei tanti assaggi, quanti ne abbiamo ritenuto davvero meritevoli? La sensazione, amara, è quella di un conformismo mascherato da eccentricità: le lunghe macerazioni dei vini sloveni, alla ricerca di prodotti “orange” affrettati , di cui si racconta la lunga tradizione ma che sono spesso improvvisati sulla scia del successo di Josko Gravner  (che, logicamente, ha sempre rifiutato l’etichetta yankee di “orange wines”) e dei più talentuosi discepoli; la sbandierata assenza di solfiti, che è certamente un pregio, ma che non è alla portata di  tutti, perché i difetti sono sempre dietro l’angolo: come direbbero gli Elio e le Storie Tese, “prima di cantare una canzone brettanosa, ricordati di fare una cosa” .. o meglio, di fare molte cose, tra fermentazione e affinamento. Nel pieno rispetto delle scelte di tutti i vignaioli, ci permettiamo di fare una domanda: siamo sicuri che, nella spasmodica ricerca di un’ “alternativa”, non finiamo per cadere in una pericolosa omologazione all’incontrario? Ma soprattutto, siamo sicuri che il “terroir”, in presenza di palesi difetti del vino, riesca a emergere con la sua originalità?

Da Vinitaly, solo due fotografie.

La prima, un dito di Pignolo di Gravner, che esce quest’anno dopo averne trascorsi dieci nelle cantine di Oslavia: nel bicchiere c’è cultura e territorio, c’è sperimentazione e tradizione, c’è l’uomo e c’è l’ambiente. È un vino totale.

La seconda, la presentazione della linea “bio” della Cantina Sociale di Aldeno. Siamo con Maurizio, un amico di Imperial Wines, il contadino che – per ora in solitaria- fornisce le uve biologiche per il Pinot Nero e il Cabernet, dai suoi vigneti di Romagnano, qualche km a sud di Trento, destra Adige. Vini puliti e gradevoli, ben fatti: ma, soprattutto, la dimostrazione che anche la cooperazione può puntare con coraggio alla piena valorizzazione dei soci e del loro prodotto, cercando di alzare l’asticella con l’innovazione territoriale e non con discutibili operazioni di mercato.