Il vino sotto le Ande. Cartolina da Mendoza.

Non sono le Alpi, ma sempre di montagne e sempre di vino stiamo parlando. Non stupitevi di questa piccola deviazione: Imperial Wines ha un’amica vagabonda che, come Solomon Tokaj, ama scrivere della gente e dei vini delle terre che scopre durante il suo “infinito viaggiare”. Questa volta ci ha spedito una cartolina dall’Argentina.

 

Four strong winds. Neil Young culla le mie orecchie dall’alba. La secca e sterminata prateria addormenta gli occhi. Il viaggio sembra diretto a un lontano orizzonte. Finalmente sulla linea dell’infinito si stagliano le Ande. Non si confondono con il cielo, piatte come la pampa o fluide come le sierras. Si fanno spazio nel panorama da protagoniste. Prima timide, poi decise. Mai invadenti. Sto raggiungendo Mendoza, la capitale del vino argentino. Essa sorge all’ombra del Cerro Aconcagua (6962m) e del Volcàn Tupungatito (5682m), fonti preziose di acqua e minerali per le vigne e gli uliveti, che ormai con insistenza occupano la pianura. La strada del vino percorre l’Argentina da nord a sud, dalla provincia di Salta alla Patagonia, ma nella regione cuyana che circonda Mendoza trova il terreno migliore. Più di centomila ettari ospitano viti a forma di alberello piuttosto che a pergola. Il paesaggio diventa verde e rigoglioso dopo chilometri di cespugli ruvidi ed erba ingiallita dal sole. Forse mi perdo la “Festa dell’uva” locale, che si terrà alla fine della vendemmia, in febbraio o marzo, ma non rinuncio a qualche degustazione nelle cantine della zona. Un abbondante migliaio di bodegas producono 10 milioni di ettolitri di vino all’anno: il 70% di rossi, bianchi e rosati argentini provengono da qua. Chardonnay, Merlot, Syrah, Cabernet. Malbec e Carmènére. La diffusione di coltura e cultura vitivinicola si deve ad alcuni immigrati italiani arrivati nel XIX secolo, con la valigia piena di arte agricola e passione per l’acqua di Dioniso. Terre vulcaniche, acque termali e altri immigrati di origine francese e spagnola stringevano alleanza con i pionieri e cominciavano a sparpagliare nella Valle de Cuyo – Maipù, Lujàn, Godoy Cruz e Guaymallén i suoi centri principali – ampie cantine ed eleganti boutique. Le Bodegas Lopez risalgono al 1898. Sono tra le più antiche della zona. Immense, lontane dai campi e dalla natura, quasi ti fanno scordare l’amore per la terra dei suoi fondatori, tuttavia, sanno condurti nella storia di ogni bottiglia. Per scelta dei proprietari, dalla cantina escono soltanto vini monovarietali: Semillon, Chardonnay, Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon, Malbec. Proprio quest’ultima varietà – nata in Francia, ma splendente in Argentina – rende l’azienda famosa e riconosciuta a livello internazionale. “Il tempo e la pazienza dedicati all’invecchiamento non li chiediamo a voi, li mettiamo noi” è il motto. Il vino rimane sei anni nel rovere francese, cinque nell’acciaio, il resto del tempo in bottiglia. E nella bottiglia ritrovo il tempo, l’attesa paziente. La boutique Vistandes segue filosofie differenti: propone vini piuttosto giovani e maturati soltanto in alcuni casi nel legno; le vigne ti accolgono all’ingresso; le varietà sono spesso mescolate. I risultati sono, comunque, eccellenti. Il mio palato si affina di giorno in giorno e resta talvolta basito davanti a sapori affatto estranei, lo ammetto. Eppure, un rosso Carmènére – tipicamente cileno – e un bianco Torrontes difficilmente si scordano. Cioccolato nero il primo, agrumi e miele il secondo. Cambio musica, chiudo gli occhi, saluto l’uva e abbraccio la Cordigliera… alla prossima!

 

Articolo di Silvia