Mazzon: un posto speciale

“Ha la buccia sottile, è sensibile, matura presto. Insomma… non è una forza come il Cabernet che riesce a crescere ovunque anche quando è trascurato. No, al Pinot nero servono cure e attenzioni. Sì, infatti cresce soltanto in certi piccolissimi angoli nascosti del mondo. E… e solo il più paziente e amorevole dei coltivatori può farcela, è così. Solo chi si prende davvero il tempo di comprendere il potenziale del Pinot sa farlo rendere al massimo della sua espressione. E inoltre, andiamo… oh, i suoi aromi sono i più ammalianti e brillanti, eccitanti e sottili e antichi del nostro pianeta!”. Miles, l’enofilo depresso protagonista di Sideways- In viaggio con Jack, è nato nel posto sbagliato. La sua passione per il Pinot nero, applicata alla California, non avrà trovato grossi sbocchi, con tutto il rispetto per la Santa Ynez Valley e i suoi vini. Potessi incontrarlo e regalargli un consiglio, gli direi di lasciare l’amico erotomane a casa, di prendere la bella Maya, salire su un aereo per l’Italia e andare a dare un’occhiata ad uno di quei “piccolissimi angoli nascosti del mondo” in cui il Pinot nero non solo cresce, ma esprime caratteristiche uniche e originalissime: Mazzon, comune di Egna, provincia di Bolzano, regione Trentino- Sudtirol.

Senza bisogno di prendere l’aereo, è quello che ho fatto in compagnia di due sodali pinottisti in un sabato di gennaio. Mazzon ha iniziato a conquistarsi una certa fama, di recente. E se non proprio  Mazzon, chiunque sia arrivato almeno all’abc del Pinot nero ha bevuto un vino di Gottardi, Hofstatter, Carlotto… o quantomeno ne avrà sentito parlare. Ma cos’è Mazzon? “Un posto speciale”, ci spiega Michela Carlotto, giovane enologa dell’azienda che porta il nome del padre Ferruccio. “Siamo sul versante est della valle, il sole sorge tardi e irraggia tutto il pomeriggio. Al tramonto lo sbalzo termico è rapido. Da sud arriva l’Ora del Garda, che asciuga e ostacola il marciume”. E a terra che succede? “Buona presenza di calcare e di elementi minerali, elevato contenuto di scheletro, terreni ben drenati”. Risultato dell’equazione? “Mazzon ha tutte le caratteristiche per produrre un Pinot nero di grande stoffa”. Di che stoffa stiamo parlando? “Il Pinot nero di Mazzon ha due caratteristiche spiccate: eleganza e sapidità, in una trama tannica fitta ma finissima”.

Passeggiamo tra le vigne di questa collina sulla sinistra Adige, a nord di Trento e a sud di Bolzano. Un fazzoletto di terra, 45 ettari vitati a Pinot nero. Le prime bottiglie che riportano l’indicazione del cru in etichetta risalgono a fine Ottocento, ma è dagli anni Novanta che si è iniziato a valorizzare seriamente Mazzon. “Le prime annate di Bruno Gottardi hanno fatto capire cosa poteva esprimere davvero questo territorio. Da allora altri vignaioli hanno deciso di puntare su Mazzon. Noi abbiamo iniziato nel 2000, ora produciamo circa 9.000 bottiglie di Pinot nero Filari di Mazzon.”

Michela fa parte del gruppo che organizza e promuove le Giornate del Pinot nero, evento che si svolge ogni anno a Egna (BZ), nel mese di maggio. Tre giorni di degustazioni, con uno spazio aperto al pubblico e un concorso ufficiale. “Un’iniziativa bellissima. E io credo non sia il concorso la parte principale: la caratteristica più bella è la possibilità per tutti di assaggiare i migliori Pinot nero italiani. Sai, i giudizi, in generale, vanno presi con le pinze, riconoscendo la parzialità dei pareri degli esperti: il loro è il giudizio di un singolo, o di un gruppo ristretto, e non devono condizionare troppo il lavoro dei vignaioli”.

Noi, che tanto esperti non siamo, ci permettiamo di allargare il consiglio offerto da Miles a tutti gli amanti del vino: se passate in Trentino – Sudtirol, fate una sosta, tirate un po’ il fiato e andate a conoscere Mazzon e chi lo rende un posto davvero speciale.

Articolo di Tommaso Iori

Ci sono vini per vincere e vini per perdere. Che non significa che i secondi siano vini perdenti. Anzi, esattamente il contrario: sono vini che fanno vivere meglio la sconfitta. La Barbera di Beppe “Citrico” Rinaldi, ad esempio, per noi è il vino della vittoria: fuori o dentro casa, il Milan vince il derby facile facile, se guardiamo la partita con quella bottiglia al fianco. E’ un vino pieno di agonismo, di cattiveria pulita, fatto per le sfide da affrontare non in modo stupidamente muscolare, ma con acume tattico e tonicità.

I vini per perdere sono diversi. Devono conciliarti col mondo, quando saresti preso dalla malinconia: sanno confortarti e distrarti con la loro grazia, ti parlano in modo elegante, quasi sottovoce, ma usano parole chiare che vanno dritte al segno. Il Milan perde i quarti col Barça, due rigori contro, non è una tragedia ma rimane un po’ di tristezza: che si farebbe inquietudine, senza le giuste contromosse, prese in anticipo con buona lungimiranza, portando in soggiorno già durante il riscaldamento il Pinot nero “Filari di Mazzon” di Ferruccio Carlotto, millesimo 2008. Il “Filari di Mazzon” è un po’ come i sali di zio Paperone, nel senso che mineralissimo lo è davvero, da sentire in bocca a lungo, ma anche perché ti fa rinsavire dall’annichilimento. Poi ti coccola dolcemente, un po’ materno e rassicurante, un po’ seducente e intrigante, sempre in bilico, ma mai ambiguo: come chiacchierare con una persona bellissima, ma talmente serena ed elegante da non farci caso. E alla fine della conversazione, alla fine della bottiglia, ti sei dimenticato i dispiaceri e vai a dormire con la testa che frulla di idee per il giorno che viene.